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Lasciala fare, perché ella lo conservi per il giorno della mia sepoltura PDF

alt(Commento a cura di d. Carlo De Ambrogio)

Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Làzzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. E qui fecero per lui una cena: Marta serviva e Làzzaro era uno dei commensali. Maria allora prese trecento grammi di profumo di puro nardo, assai prezioso, ne cosparse i piedi di Gesù, poi li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì dell’aroma di quel profumo. Allora Giuda Iscariòta, uno dei suoi discepoli, che stava per tradirlo, disse: «Perché non si è venduto questo profumo per trecento denari e non si sono dati ai poveri?». Disse questo non perché gli importasse dei poveri, ma perché era un ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro. Gesù allora disse: «Lasciala fare, perché ella lo conservi per il giorno della mia sepoltura. I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me». Intanto una grande folla di Giudei venne a sapere che egli si trovava là e accorse, non solo per Gesù, ma anche per vedere Làzzaro che egli aveva risuscitato dai morti. I capi dei sacerdoti allora decisero di uccidere anche Làzzaro, perché molti Giudei se ne andavano a causa di lui e credevano in Gesù.

(Gv 12, 1-11)

Il racconto dell'unzione a Betania, posto all'inizio della Passione, rivela che l'evangelista San Giovanni intendeva mostrare nelle sofferenze di Gesù la sua glorificazione: c'è un legame tra questo atto messianico e la sepoltura di Gesù. (Messia vuole appunto dire «unto, consacrato»; si ungevano e si consacravano i sacerdoti, i re e i profeti; e Gesù è il Sommo Sacerdote, il Re dei re e il Profeta per eccellenza, cioè il portavoce del Padre Celeste).

Gesù sa di avanzare verso la morte. Il Cristo è il consacrato di Dio. Anche dopo la morte, il suo corpo è il corpo di Dio. Tutte le oblazioni e le offerte degli uomini sono superate dall'offerta che Gesù si appresta a fare di se stesso come vittima per i nostri peccati.Il nuovo culto eucaristico che Gesù sta per istituire sarà in memoria della sua morte. Con la morte, Gesù si sottrarrà alla vista degli uomini, che perciò non l'avranno più con loro.

I discepoli si scandalizzano dinanzi a tale prodigalità e sciupìo; Giuda mugugna e lascia trapelare le sue intenzioni tenebrose. Si alza il sipario sulla tragedia del Calvario. Maria mostra il suo amore profumando Gesù (chi ama non guarda all'utilità del dono; guarda invece alla gioia e alla compiacenza della persona amata). Giuda scopre la sua avidità. Il male è ipersensibile alla bontà. Quando Gesù rimprovera Giuda dicendogli di lasciar stare Maria, Giuda decide il suo tradimento. Gesù sta per rivelare al mondo l'infinita generosità di Dio Padre, così prodigo che non risparmia il proprio Figlio pur di salvare gli uomini.

Una falsa concezione dell'utilità immediata rischia sempre di introdursi anche nella carità e di viziare i veri rapporti con Dio. Certo, è necessario vedere Dio nei propri fratelli e servirlo in loro; ma Dio lo si incontra nelle persone umane appunto perché lui stesso è Persona. L'omaggio che gli si rende nella persona dei poveri non deve dispensare dall'adorarlo in se stesso.

Il padre Lyonnet, gesuita, ebbe una vita relativamente breve. Lavorò sino all'esaurimento per avvicinare gli uomini nell'amore. I suoi Scritti spirituali sono intrisi della più pura essenza cristiana. Una sera, nel silenzio contemplativo della sua stanzetta, scrisse quasi di getto questa stupenda preghiera:

«Padre Celeste, questa sera io mi rivolgo a te con una fiducia tranquilla e festosa. Tuo Figlio mi ha insegnato che tu mi sei Padre e che non occorre chiamarti con altro nome. Padre, io ti voglio dire semplicemente che sono il tuo bambino; te lo dico con molta serietà, ma anche con una gran voglia di ridere e di cantare, tanto è bello essere tuo figlio. Ma è anche una cosa seria, perché tu mi hai amato immensamente e io invece ti amo così poco. Padre, fa' di me ciò che tu vuoi: sono qui per fare la tua volontà. Padre, eccomi qui; io non finisco mai di cadere e di essere miserabile, ma tu non finirai mai di perdonarmi. In quanto all'amore, io sarò sempre battuto... cioè, no: perché tu mi dai il tuo Amore, mi dai tuo Figlio col quale posso tutto. Signore Dio, ecco la mia vita perché tu ne faccia ciò che vuoi, perché tu ne faccia la vita di Gesù. Ma tu non potrai impedire che dovunque io sia, lieto o triste, ammalato o sano, esaltato o umiliato, lo Spirito Santo gridi in me verso di te, con veemenza, e richieda il tuo amore, imperiosamente, per i miei fratelli uomini che non sanno che tu ci sei Padre. O Padre, eccoti la mia vita, ma dammi i miei fratelli, perché io li renda a te».

 

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