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IO SEGUO IL RE PDF

alt(Traduzione dal greco e commento a cura di d. Carlo De Ambrogio)

33Pilato rientrò di nuovo nel pretorio. Chiamò Gesù e gli chiese: «Sei tu il re dei Giudei?». 34Gesù gli rispose: «Dici questo da te stesso oppure altri te l'hanno detto di me?». 35Rispose Pilato: «Son forse giudeo io? I tuoi connazionali e i grandi sacerdoti ti hanno consegnato a me! Che hai fatto?». 36Gesù rispose: «II mio Regno non è di questo mondo. Se il mio Regno fosse di questo mondo la mia gente avrebbe combattuto perché io non fossi consegnato ai Giudei. Ma il mio Regno non è di questo mondo». 37Gli disse allora Filato: «Dunque, tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici, io sono re. Io per questo sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla Verità. Chiunque è per la Verità ascolta la mia voce». 38Gli disse Pilato: «Cos'è la Verità?».

(Gv18, 33-37)

 

Ecco un dialogo serratissimo tra Pilato e Gesù. Pilato è il rappresentante del massimo potere umano. Fuori del pretorio, che è un palazzo-caserma, sono schierate le truppe romane, la legione composta di soldati mercenari di tutto il bacino del Mediterraneo (una rappresentanza quindi di tutte le nazioni pagane); gli ufficiali però sono romani.

Gesù è già spossato e sfinito dall'agonia del Getsemani, e dal primo gruppo di oltraggi ricevuto nel cortile del sommo sacerdote, oltraggi di tipo religioso. Gli Ebrei aspettavano un duplice Messia: il Messia di Aronne, sacerdotale; e il Messia di Davide o di Israele, politico.

Gesù subisce due tipi di oltraggi. Il primo di carattere religioso: gli velano la faccia, gli danno pugni e gli chiedono: «Indovina, Cristo!» (Mt26,68) (Cristo è il Messia). Subirà poi il secondo gruppo di oltraggi, fisicamente più strazianti, di tipo politico: «Salve, re dei Giudei!» (Mt 27,29). Gesù, pallido come uno straccio, si trova dinanzi al governatore romano.

Pilato... chiamò Gesù e gli chiese: «Sei tu il redei Giudei?».Èun'accusa politica. La Chiesa è sempre stata vittima della politica. Il potere statale si inalbera di fronte al minimo cenno di un rivoluzionamento territoriale o politico. Gesù annulla subito le apprensioni e fa riflettere Pilato.Gli rispose: «Dici questo da te stesso?»(o ti lasci influenzare da altri?). Gli «altri» sono i Giudei, le autorità. Noi siamo facilmente suggestionabili.

Rispose Pilatocon uno scatto di orgoglio:«Son forse giudeo io?». Lo dice con disprezzo. I Giudei disprezzavano i pagani; li chiamavano goim,  «cani». Gesù invece userà un vezzeggiativo carezzoso per parlare dei pagani: dirà «cagnolini».

I Romani, che erano i dominatori, soprattutto Pilato, contraccambiavano quel disprezzo col massacro, con la beffa più atroce.

Son forse giudeo io? I tuoi connazionali e i grandi sacerdoti ti hanno consegnato a me!(C'è una panoramica rapidissima di tutte le manovre subdole e demoniache con cui Gesù era stato consegnato per essere ucciso).Che hai fatto? Ecco la domanda curiosa di un governatore romano.

Gesù rispose: «Il mio Regno non è di questo mondo».Mette un'affermazione netta, precisa. Distrugge ogni sospetto. No, non è affatto di questo mondo. Il suo Regno (sovranità e potenza) non è di questo mondo, non è di ordine politico, non è di ordine umano.

Tutta la predicazione di Gesù fa perno sulla affermazione: «II Regno di Dio», cioè sul fatto che Dio regna. Il Regno di Dio non lo si può definire, perché è un avvenimento, è già in azione, misterioso. Trascende la nostra esperienza, supera tutte le nostre immaginazioni. Gli avvenimenti, le cose che succedono quaggiù non sono che dei segni pallidissimi di questo Regno. Dio regnerà; ci saranno cieli nuovi e terra nuova (cf Ap 21,1 e Is65,17). Noi saremo divinizzati. È una cosa incomprensibile.

Per esempio, una giornata così splendida, così nitida come oggi (si vedono le montagne coperte di neve: biancore della neve, un cielo azzurrino e sereno; quasi un flash di primavera, se non fosse per gli alberi scheletriti, spogli) non è che un cenno di quello che sarà la grande, immensa realtà: noi saremo divinizzati, e la terra sarà trasfigurata.

Se il mio Regno fosse di questo mondo, la mia gente avrebbe combattuto, perché io non fossi consegnato ai Giudei. Ma il mio Regno nonè di questo mondo.Gesù lo ripete, lo afferma, lo sottolinea. Distrugge ogni illusione. Il suo Regno è di un ordine tutto affatto diverso, superiore.

Gli disse allora Pilato: «Dunque» tu sei re?». Rispose Gesù:«Tu lo dici» io sono re(Gesù lo afferma nettamente: Sì, sono re; poi indica il suo campo di sovranità).Io per questo sono nato e per questo sono venuto nel mondo(«II Verbo si è fatto carne»- Gv1,14. Dio, l'Infinito, si è chiuso nel finito),per dare testimonianza alla verità»,

Dare testimonianza:è un verbo che piace moltissimo a S. Giovanni. Indica due cose: annunciare la verità; impegnare la propria vita per garantire l'annuncio. Gesù dice nell'ultima cena: «Padre… la tua parola è verità» (Gv17,17). È lui il rivelatore del Padre. «Voi non avete mai udito la sua voce, voi non avete mai visto il suo volto» (Gv5,37). Solo Gesù ce l'ha rivelato. Rivela: «Io e il Padre siamo uno» (Gv10,30). Per cui si può giustamente dire: il Dio di Gesù Cristo è anche Gesù Cristo stesso. «Io e il Padre siamo uno». Gesù afferma: «Io sono la Verità».

E dice del Padre: «La tua parola. Padre, è verità».

Chiunque è per la Verità(ha l'animo aperto alla Verità)ascolta la mia voce». In S. Giovanni «voce» indica sempre «la parola di Gesù». La fede è ascolto della parola di Gesù.

Chiunque è per la Verità ascolta la mia voce:il dominio, il feudo regale di Gesù sono le anime recettive alla Verità. Solo così Gesù è re.

Qualche cosa di singolare è accaduto nella sofferenza e nella sua morte. Pilato presenterà poi al popolo questo re in una maschera di sangue: «Ecco l'Uomo» (Gv19,5), dirà (II re-Dio, eccolo: Uomo).

 

Re di amore

 

Come re del Regno di Dio, egli, Gesù, doveva soffrire e morire. Sembra inspiegabile, eppure è così. Gesù dovette soffrire e morire, perché tutte le volte che il divino appare nella sua profondità, gli uomini non sanno sopportarlo. Questo l'aveva già intuito il filosofo pagano Platone: parlando del Giusto per eccellenza, secoli prima, aveva concluso che sarebbe dovuto morire in croce: viene fatalmente respinto dai poteri politici.

Nell'immagine di Gesù sofferente, di Gesù in croce, noi contempliamo il ripudio del divino da parte degli uomini. Tutte le volte che il divino appare«è la luce che splende nelle tenebre» (cf Gv 1,5a) e le tenebre gli si rivolgono contro, perché è un'accusa radicale alle tenebre che abitano in noi; l'uomo lo respinge, lo scaccia, lo crocifigge. Tuttavia il divino. Dio, quando viene ripudiato, prende su di sé il ripudio. Accetta il nostro rifiuto di accettarlo e così ci vince. Qui è il centro del mistero del Cristo.

Cerchiamo di immaginare, per esempio, che Gesù non volesse morire e che volesse venire gloriosamente a imporci il suo potere, la sua saggezza, la sua morale, la sua pietà; certo avrebbe potuto spezzare la nostra opposizione con la sua forza.«Se il mio Regno fosse di questo mondo, la mia gente avrebbe combattuto»; avrebbe potuto vincerci col suo meraviglioso impero, con la sua infallibile sapienza, con la sua irresistibile perfezione, ma non avrebbe potuto vincere il nostro cuore. Avrebbe portato una nuova legge, ce l'avrebbe imposta con la sua onnipotenza e perfettissima personalità, ma il suo potere avrebbe spezzato la nostra libertà. La sua gloria ci avrebbe sopraffatti come un sole ardente, accecante. La sua divinità avrebbe annientato la nostra umanità.

Dio si fece piccolissimo per noi in Gesù Cristo.Solo così ci lasciò la nostra libertà e la nostra umanità. Ci mostrò il suo cuore: S. Giovanni sottolinea tre volte la trafittura del Cuore di Gesù. Ci mostrò il suo cuore perché i nostri cuori potessero essere vinti dal suo amore.

Quando guardiamo la miseria del nostro mondo, il suo male, i peccati, il fiume di fango, l'infelicità, gli sconvolgimenti, l'angoscia, il dolore, specialmente in questi tempi, sentiamo il bisogno dell'intervento divino per vincere il mondo e i suoi demoniaci reggitori. Sentiamo il bisogno di un re della pace dentro la storia, o di un re della gloria al di sopra della storia. Sentiamo il bisogno di un Cristo potentissimo; tuttavia se Gesù fosse venuto da noi così, nella gloria, in una teofania di lampi, di tuoni, in un uragano di forza e di maestà, noi avremmo dovuto pagare il solo prezzo che non avremmo potuto pagare; cioè avremmo perso la nostra libertà, la nostra umanità e la nostra dignità spirituale. Forse saremmo stati più felici, ma saremmo anche stati degli esseri inferiori, avremmo assomigliato più ad animali beati che a uomini creati a immagine di Dio che è amore.

Quelli che sognano una vita migliore e cercano di evitare la croce come mezzo, quelli che sperano in un Cristo e tentano di escludere il Crocifisso, sono completamente ignari, all'oscuro del mistero di Dio.

Quando noi ripudiamoDio, Dio accetta il nostro ripudio e ci vince. Conquista il nostro cuore. Quando noi ci sentiamo abbandonati e ripudiati da Dio, è proprio in quel momento che noi conquistiamo il cuore di Dio. Verissimo. Neanche i più potenti e i più saggi saprebbero rivelare il cuore di Dio e il cuore dell'uomo più pienamente di quanto ha fatto Gesù in croce. La croce è la manifestazione più alta dell'amore. Solo guardandolo in croce, guardandolo pallido e sfinito dinanzi a Pilato, noi possiamo dire:«Tu sei re!», ilre del nostro cuore, re di amore: solo così ci ha vinti.

 

Io seguo il re

 

Gli orientali usano un linguaggio immaginifico. Attraverso paragoni, episodi, similitudini, esprimono idee centrali molto belle. Noi invece siamo abituati a esprimerci col ragionamento di tipo cartesiano. Essi no, si esprimono con parabole. Hanno una leggenda molto graziosa; questa: C'era uno shàh, cioè un re favolosamente ricco, che un giorno fece un viaggio con una lunga carovana di giovani cortigiani, tutti a cavallo. In testa lui, il re.

A un certo momento un cavallo che portava uno scrigno colmo di pietre preziosissime, inciampò; lo scrigno si rovesciò, andò a battere su una pietra puntuta, si spezzò e ci fu sul sentiero un seminìo di pietre preziose. sfavillanti, iridescenze incantevoli, da sogno.

La carovana si fermò. Il re si volse, vide quel lampeggiare di pietre preziose, fece cenno e disse: «Potete prenderle». Si precipitarono i giovani cortigiani, ad arraffare avidamente quelle pietre preziosissime di valore inestimabile. Il re continuò il suo cammino. A un tratto sentì dietro di sé lo scalpitìo di un cavallo, un cavallo solo. Era un giovane cortigiano. Gli chiese: «Perché non ti sei fermato anche tu a raccogliere quelle pietre preziose?». Con un lampo di gioia negli occhi il giovane cortigiano rispose: «Io seguo il re».

Spesso noi siamo attirati, affascinati da ciò che è materiale, umano. è molto meglio seguire il re, portare la sua croce, che è amore. Gesù ci ha vinto con l'amore, è un re di amore. Attende da noi la ricchezza più favolosa che noi possediamo: il cuore.

 

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