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Chiedete e vi sarà dato. PDF

alt(Traduzione dal greco e commento a cura di d. Carlo De Ambrogio)

5]Poi aggiunse: «Se uno di voi ha un amico e va da lui a mezzanotte a dirgli: Amico, prestami tre pani, [6]perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da mettergli davanti; [7]e se quegli dall'interno gli risponde: Non m'importunare, la porta è gia chiusa e i miei bambini sono a letto con me, non posso alzarmi per darteli; [8]vi dico che, se anche non si alzerà a darglieli per amicizia, si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono almeno per la sua insistenza. [9]Ebbene io vi dico: Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. [10]Perché chi chiede ottiene, chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto. [11]Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pane, gli darà una pietra? O se gli chiede un pesce, gli darà al posto del pesce una serpe? [12]O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? [13]Se dunque voi, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro celeste darà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono!».

(Lc 11, 5-13)

 

 

 

Perseveranza e fiducia nella preghiera

Ora io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Gesù mette l’accento sulle due più importanti qualità della preghiera che sono la perseveranza e la fiducia.

La perseveranza, Gesù la insegna con una parabola: Un padre durante la notte dorme. La porta è barricata e non ha tirato il paletto. Nello spazio dietro la porta c’è una quantità di suppellettili; nella metà più interna della casa dorme la famiglia: il marito, la moglie e i figli stesi su stuoie e avvolti in coperte. Bussano alla porta; per aprire l’uomo deve alzarsi, deve con fatica tirar fuori la lampada da sotto il moggio e metterla sul candelabro, deve camminare sui figli e cercare i pani, tirare indietro il paletto e aprire la porta che cigola. Cioè deve svegliare tutti e mettere tutto sossopra. Il suo rifiuto alla richiesta dell’amico che gli chiede un pane è perciò comprensibile. Ma se il richiedente non molla, tutte le difficoltà vengono superate. Gesù ne fa un’applicazione chiara: chi prega non deve stancarsi. Gli sarà aperto, ed egli troverà e riceverà. E perché Dio fa aspettare tanto l’uomo? L’uomo dev’essere condotto a una preghiera sempre più intensa. La preghiera perseverante lo lega a Dio più fortemente, approfondisce in lui la coscienza della sua miseria: egli quindi farà assegnamento solo su Dio. Se Dio fa attendere, è perché vuole educare l’uomo alla preghiera. Anzi il dover aspettare è per l’uomo una grazia. Perché la preghiera è un atto religioso, un approfondimento vitale del proprio essere dinanzi a Dio; è un guardare a Dio, un parlare con Dio, un andare a Dio. Gesù invita ad avere fiducia nella preghiera. Perfino l’uomo più gretto ed egoista si piega se chi lo prega è suo figlio, che gli chiede del pane o un pesciolino o un uovo. Nessuno è così snaturato da rifiutarsi o da dare in contraccambio un serpente o uno scorpione. Ciò è inimmaginabile anche negli uomini malvagi; tanto più in Dio che è buono, che è la bontà assoluta.

E perché il Signore non concede certe volte quelle grazie che gli si chiedono? Gesù risponde con una frase: «Il Padre Celeste darà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono». Non c’è una preghiera senza risposta; nessuna domanda rivolta a Dio cade nel vuoto. Dio invece di beni materiali, passeggeri e spesso nocivi, invece di cose meschine (come può essere la salute fisica, in certi casi) dà ciò che c’è di più grande: lo Spirito Santo, lo Spirito che opera la santificazione interiore. Chi riceve lo Spirito di Dio, riceve immensamente più di qualsiasi cosa materiale della terra. Occorre quindi non stancarsi mai di pregare.

Alexis Carrel, premio Nobel per la medicina, prima di morire scrisse un libretto che è come il suo testamento, intitolato: La preghiera. Il dottor Carrel non pretendeva alcuna esattezza teologica e nemmeno filosofica; chiedeva ai teologi di avere verso di lui la stessa indulgenza che egli avrebbe usato con loro se avessero discusso o scritto di argomenti fisiologici. Il libretto contiene parecchi errori; è errato il suo punto di partenza, errato il suo punto di arrivo. Nonostante questo, ci sono delle gemme in quel piccolo libro. Carrel dimostra che la preghiera manca agli uomini e che questa mancanza li impoverisce anche fisicamente mentre, se fosse presente, li arricchirebbe anche nel fisico: «è quasi un secolo — egli scrive — che la preghiera sta sotto accusa da parte della psicologia prima, della psicanalisi dopo, per non dire di tutta la medicina. I medici seri compativano la preghiera. Che ora un medico scopra che la preghiera è un fattore di profonda umanità ci sorprende, non per la verità in sé, ma per l’errore in cui tanta scienza medica così supinamente per decenni è vissuta». E aggiunge: «La preghiera dev’essere simile alla conversazione di un figlio col padre. Si prega come si ama: cioè, con tutto il cuore».

La vita di preghiera è il titolo di un libretto scritto in collaborazione da Jacques e Raissa Maritain. Volevano scoprire e rivelare secondo lo spirito della tradizione cristiana di San Tommaso le grandi direttive che si adattano meglio alla vita spirituale delle persone che vivono nel mondo. Il libro si apre con la confessione semplice e ingenua, ma stupenda, di Fra Reginaldo che all’indomani della morte di San Tommaso d’Aquino, riprendendo le sue lezioni, diceva tra il pianto: «Fratelli miei, durante la sua vita Fra Tommaso, il mio maestro, mi ha sempre proibito di rivelare le cose mirabili di cui ero stato testimone a suo riguardo. Una di queste cose è che egli aveva acquisito la sua scienza non tanto per sforzo personale quanto piuttosto per merito della preghiera. Poiché ogni volta che voleva studiare, discutere, leggere, scrivere o dettare, ricorreva alla preghiera: pregava con lacrime per trovare nella verità i segreti divini. Grazie alla preghiera, mentre prima era nell’incertezza, ne usciva sicuro e istruito».

 

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