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Articolo di Romasette 21.04.09 PDF

Gioventù Ardente Mariana, la Messa in tendopoli

Una decina di ragazzi sono partiti da Roma per portare ai sacerdoti dell'arcidiocesi dell'Aquila vesti, Rosari e Vangeli. «Negli occhi di tutti gli abruzzesi una grande voglia di ricominciare»

(di Antonella Gaetani)

Tra le macerie con il Rosario in tasca. E in mano, come dono per le parrocchie ferite d’Abruzzo, abiti per sacerdoti, Vangeli e un breviario. Li hanno portati – sabato e domenica scorsi – all’arcidiocesi dell’Aquila una rappresentanza della Gioventù Ardente Mariana di Roma. In tutto una decina di ragazzi, per non essere in troppi a girare per tendopoli e strade dissestate e creare, in tal modo, più disagio che aiuto. Si sono fermati a Poggio di Roio, Tempera e Sant’Elia, dove hanno pregato e cantato con i bambini, gli anziani e i disabili.

«Dalle prime ore dopo il terremoto – racconta Daniela Faraglia, una giovane del gruppo – abbiamo sentito il desiderio di fare qualcosa per aiutare la popolazione e le comunità colpite dal tragico evento. Abbiamo provveduto, il Venerdì Santo, a raccogliere generi di prima necessità. A partire dal Sabato Santo, poi, in accordo con alcuni parroci dell'arcidiocesi dell’Aquila, ci siamo recati in alcuni dei paesi colpiti dal sisma offrendo la nostra collaborazione nell'animazione della Santa Messa, nella preghiera comunitaria, nella distribuzione gratuita di Vangeli e Rosari, nell'animazione tra i bambini e nell'ascolto fraterno con quanti abbiamo incontrato».

Poi, sono partiti di nuovo, sabato e domenica scorsi. E ora, rientrati a casa, raccontano che tra le tende e le macerie, davanti ai monti abruzzesi, si canta l’Alleluja e si battono le mani. Niente parole di lamentela, ma ringraziamenti per il Signore. I bambini, oltre a cantare, provano a pensare un futuro diverso, e nella tenda dei giochi mettono mano ai colori e disegnano un nuovo panorama pieno di case. «Abbiamo avvertito la grande fede di queste persone – commenta Alessia Leonardi, una volontaria – certe dell'Amore di Dio, fonte di forza e speranza. Durante la preghiera comunitaria del Santo Rosario abbiamo sentito presente in mezzo a noi Maria». «Abbiamo portato Vangeli e Rosari – continua Riccardo Carosi – convinti che nella preghiera personale e comunitaria si possa trovare la speranza. Inoltre abbiamo cercato di donare un sorriso e la gioia della certezza che non si è soli perché Dio cammina accanto a noi».

Grande lo spirito di collaborazione con i sacerdoti dell'arcidiocesi dell'Aquila che, per primi, sono stati duramente colpiti dal terremoto del 6 aprile. «Si sono subito dati da fare per donare a tutti la speranza che viene dalla gioia della Resurrezione – dice Daniela –. Con loro abbiamo cercato di collaborare in comunione di preghiera». Ma sono tantissime le mani che si sono strette, le storie che si sono intrecciate, in mezzo a quelle macerie. «Dalle persone che abbiamo incontrato in questi giorni – prosegue Daniela – abbiamo ricevuto un grande segno. Continuavano a dirci “grazie”, anche per un piccolo gesto. Nei loro occhi abbiamo visto una fiamma, una voglia di ripartire, anche se intorno non c’è più nulla. Questa è la forza della fede e dell’amore verso Dio».

Ne è convinto anche Riccardo: «Grande è la voglia in tutte le persone, dai bambini agli anziani, di ripartire con uno spirito di collaborazione e aiuto reciproco. Le persone che abbiamo incontrato ci hanno donato una grande testimonianza. Quegli occhi vivi, seppur pieni di lacrime, ci hanno dato appuntamento e così abbiamo deciso di tornare». «Per questo – aggiunge Alessia – vogliamo continuare a collaborare in comunione di amore e di preghiera con i preti e le comunità conosciute nei tempi e nei modi che loro reputeranno più opportuni».«Ora – conclude Daniela – in comunione con l'Arcidiocesi dell'Aquila, vorremmo stabilire un rapporto continuativo anche per i prossimi mesi».

21 aprile 2009

 

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