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"Il perdono è amore dello spirito" (D. Carlo De Ambrogio)

Un vescovo esorcista e le sue confidenze PDF

Nel suo libro “Io, vescovo esorcista”, edito dalle Ed. Villadiseriane, Mons. Gemma ci introduce nel tema della demonologia, basandosi sulla Rivelazione e sulla Tradizione, e confermando poi con la propria esperienza di esorcista ciò che i Vangeli hanno sempre raccontato fin nei minimi dettagli e ciò che il Catechismo della Chiesa Cattolica ha sempre affermato. Partendo dai racconti evangelici mons. Gemma traccia un identikit del diavolo e della sua azione, facendo perno su quanto disse Paolo VI del demonio, nell’Udienza generale del 15 novembre 1972, e cioè “un essere vivo, spirituale, pervertito e pervertitore”.
Dopo aver analizzato, in maniera sintetica ma esauriente, temi come quello della magia, del satanismo e dell’ “oscuro mondo del maleficio”, l’autore passa in rassegna alcuni tra i tantissimi casi di possessione da lui “trattati” con l’esorcismo, soffermandosi infine sul nuovo rituale degli esorcismi e indagando sul perché esorcismo ed esorcisti facciano tanta paura. Chi ha paura degli esorcisti? In primo luogo i demoni – risponde Mons. Gemma – e poi “chi ha paura del demonio e non vuole dirlo a se stesso”, aggiungendo che “aver paura del demonio vuol dire non avere la coscienza totalmente pura…”.

Nel sequel “Confidenze di un esorcista” vengono riportate molte interviste rilasciate dal vescovo sulla sua esperienza di esorcista: come riconoscere i casi di possessione e debellarli, la distinzione tra esorcismo e preghiera di liberazione, cosa possono e cosa non devono fare i laici, preghiere e gesti liturgici efficaci nel combattere il demonio, ma soprattutto le testimonianze delle vittime sofferenti tra l’indifferenza a volte di sacerdoti e vescovi, i quali, questi ultimi, molto spesso non credono al demonio o non vogliono delegare sacerdoti per gli esorcismi. Perché? Secondo Mons. Gemma perché non si prende a cuore tale dovere (che secondo p. Amorth è una colpa grave), mancando così ad una promessa fatta nel giorno dell’ordinazione episcopale, ma soprattutto a causa del “sacro terrore di mettersi a contatto con quel mysterium iniquitatis che ha nel maligno e nelle sue riprovevoli astuzie il suo fondamento”.

 


Infine Mons. Gemma, a seguito di una promessa fatta a Gianluca Barile nell’intervista “Non praevalebunt”, dedica un capitolo del libro proprio al caso dei laici impegnati nella lotta al demonio. Alla domanda su cosa possa fare e su cosa non debba fare un laico, Mons. Gemma risponde: “A mio parere, mostrare ed anche imporre oggetti sacri - specialmente reliquie di Santi - è cosa che ognuno può fare su se stesso e su chiunque abbia bisogno di particolare grazia di Dio. Non obietterei nulla quanto al segno di croce col pollice sulla fronte del sofferente; escluderei tassativamente, come ho sempre espresso in questa materia, l’imposizione delle mani e comunque il contatto di esse con il corpo del posseduto. L’imposizione delle mani è un gesto tipicamente sacrale, in molti casi, come nella Messa e nel rito dell’ordinazione; un gesto epicletico, ed è condizione necessaria per la trasmissione, “ex opere operato”, dello Spirito Santo. Evitare di imporre le mani è oltre tutto - mi creda - una necessaria precauzione che libera da possibili spiacevoli conseguenze per sé e per gli altri. Anche Gesù del resto per scacciare i demoni non faceva altro che adoperare la sua voce imperativa. Anche il laico quindi al riguardo si limiti a … parlare, adoperando formule che gli tornino utili, le quali tuttavia abbiano almeno implicito il ricorso alla potenza di Dio e quindi abbiano significato di supplice preghiera e si fondino sulla strumentalità di ogni intervento spirituale: è Dio che salva, è Dio che schiaccia la testa al demonio. Tutti noi non siamo che strumenti: più siamo consapevoli della nostra nullità, più il nostro intervento sarà efficace”.

- Gemma A. (2010) Io, vescovo esorcista, Edizioni Villadiseriane, Milano
- Gemma A. (2009) Confidenze di un esorcista, Edizioni Villadiseriane, Milano

 


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