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"Non abbiate paura del futuro perché il futuro siete voi!" (S.d.D. Papa Giovanni Paolo II)

"L'eroismo della fede deve formarsi tra le difficoltà" (D. Carlo De Ambrogio)

"La preghiera del mattino apre gli occhi del cuore a vedere Dio negli avvenimenti della giornata" (D. Carlo De Ambrogio)

"Gesù è un mendicante di amore" (D. Carlo De Ambrogio)

"Nei momenti di maggior dolore, Maria viveva di preghiera" (D. Carlo De Ambrogio)

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"Lascia che Dio irrompa nella tua vita come un torrente in piena" (D. Carlo De Ambrogio)

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"Sei chiamato a fare una scoperta stupenda: conoscere, penetrare, sondare l'Amore di Dio per te" (D. Carlo De Ambrogio)

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"Diventate grandi se siete capaci di fare della vostra vita un dono agli altri" (S.P. Benedetto XVI)

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"L'amore è luce" (D. Carlo De Ambrogio)

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"L'agire di Dio è sempre un disegno di amore" (D. Carlo De Ambrogio)

"Occorre essere uniti a Gesù come il tralcio alla vite" (D. Carlo De Ambrogio)

"Egli ti ama da sempre e ti ama così come sei" (D. Carlo De Ambrogio)

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"In questo cammino verso la terra promessa del Cielo, non sei solo: Colui che ti ama è con te" (D. Carlo De Ambrogio)

"Il Rosario è ‘arma’ spirituale nella lotta contro il male" (S.P. Benedetto XVI)

"Chi crede nel Cristo è già nella luce" (D. Carlo De Ambrogio)

"Nel mondo sei costretto ad affrontare ogni sorta di battaglie: la tua vittoria è Gesù" (D. Carlo De Ambrogio)

"Aggràppati alla roccia incrollabile della Parola di Dio" (D. Carlo De Ambrogio)

"L'amore non è una cosa che si puo insegnare, ma è la cosa più importante da imparare" (S.d.D. Papa Giovanni Paolo II)

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"Chi non rischia la disfatta non otterrà mai la vittoria" (D. Carlo De Ambrogio)

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"Non abbiate paura, aprite, anzi spalancate le porte a Cristo!" (S.d.D. Papa Giovanni Paolo II)

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"La sapienza dell'uomo è nell'ubbidire a Dio" (D. Carlo De Ambrogio)

Come avverrà questo? PDF

alt(Traduzione dal greco e commento a cura di d. Carlo De Ambrogio)

[26]Nel sesto mese, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, [27]a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. [28]Entrando da lei, disse: «Ti saluto,   o piena di grazia, il Signore è con te». [29]A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto. [30]L'angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. [31]Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. [32]Sarà grande e chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre [33]e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». [34]Allora Maria disse all'angelo: «Come è possibile? Non conosco uomo». [35]Le rispose l'angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio. [36]Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: [37]nulla è impossibile a Dio». [38]Allora Maria disse: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto». E l'angelo partì da lei.

(Lc 1, 26-38)

Come avverrà questo?

«E Maria disse all’Angelo: «Come avverrà questo dal momento che io non conosco uomo?». L’Angelo le rispose: «Lo Spirito Santo scenderà su dite e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra; ecco perché il bimbo sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Elisabetta, tua parente, ha concepito anch’essa un figlio nella sua vecchiaia e questo è il sesto mese per colei che era chiamata sterile; poiché nulla è impossibile a Dio». E Maria disse: «Ecco la serva del Signore; sia fatto di me secondo la tua parola». E l’Angelo si allontanò da lei». Qual è il significato della domanda di Maria?

Nonostante le numerose e ingegnose elucubrazioni di alcuni esegeti per interpretare la domanda di Maria, il significato più naturale resta che Maria voleva notificare il suo voto di verginità. Una giovane fidanzata non ha alcun motivo di meravigliarsi se le si preannuncia la nascita di un figlio; ma la risposta di Maria sarebbe incomprensibile se non intendesse questo suo proposito di verginità. Le parole della Vergine: «Dal momento che io non conosco uomo», vanno prese in senso assoluto; escludono tanto il futuro come il presente; esprimono il proposito di Maria di rimanere vergine. E allora sorge una domanda: ma perché si era fidanzata? La questione sta nel sapere se Giuseppe e Maria hanno potuto essere animati da quei sentimenti che un giorno appariranno nei discepoli di Gesù. Gesù dirà più tardi: «Non tutti comprendono questo linguaggio, ma solo coloro ai quali è stato concesso». La Vergine poteva avere l’ideale di verginità, ma

come ogni ragazza non disponeva di sé perché dipendeva dal padre. È facile pensare che lei e Giuseppe sotto l’influsso della grazia si siano incontrati sullo stesso ideale comune, non ignoto all’Antico Testamento e praticato da alcune persone privilegiate; è supponibile che di comune accordo avessero stabilito di vivere in conformità a questo loro ideale. Maria però non avrebbe potuto farlo senza mettersi sotto la protezione di un marito attratto dallo stesso ideale di castità perfetta; è probabilmente questo il motivo per cui l’angelo Gabriele la trova nello stesso tempo fidanzata a Giuseppe e decisa a non conoscere uomo. In tali condizioni Maria non vede come possa divenire madre del Messia; alle parole dell’Angelo non oppone un rifiuto. Domanda una spiegazione, vuole assicurarsi della volontà di Dio. Maria non è presentata come una semplice esecutrice di ordini meccanica e passiva, ma come un’anima che ha e vuole conoscere le ragioni del suo amore. Dio le ha ispirato di rimanere vergine e Dio le chiede di diventare madre. L’Angelo le dà le spiegazioni. Maria non pone nessuna condizione, pone soltanto la domanda. Essa vuol sapere quale sia la volontà di Dio.

 

Lo Spirito Santo scenderà su di te

«Lo Spirito Santo scenderà su di te». Nell’Antico Testamento l’espressione «Spirito Santo» (oppure l’equivalente «Spirito di Jahvè», «Spirito di Elohim», capace di trasformare un uomo in un altro uomo) indica la forza invisibile e misteriosa che emana da Dio, a cui sono attribuite le azioni sovrumane che si manifestano in certi uomini. È una forza che rivela la protezione meravigliosa e benevola del Dio d’Israele che sceglie alcune persone per salvare e guidare il suo popolo. Lo Spirito di Dio produce effetti prodigiosi sui guerrieri destinati a salvare Israele e sui profeti: investe Gedeone; si impossessa di Sansone e lo spinge a compiere prodezze; scende su Saul e su Balaam; uomini oscuri per mezzo suo diventano eroi e recano vittoria e salvezza. L’azione dello Spirito è a volte attribuita alla «mano di Jahvè» che costringe una persona ad agire; la mano è spesso messa in parallelo con lo Spirito. Altre volte lo Spirito viene comunicato in modo permanente, in vista di una missione duratura: conferisce a Giuseppe una saggezza eccezionale per il governo dell’Egitto; posa su Mosè per tutto il periodo della sua attività di legislatore e di guida del popolo; è da Mosè trasmesso al suo successore Giosuè e ai settanta anziani eletti per l’ordinaria amministrazione del popolo; penetra in Davide nel giorno della sua unzione regale; riempie gli artisti incaricati della confezione degli oggetti del culto come l’arca, la tenda del convegno, eccetera. Lo Spirito Santo è la forza rigeneratrice riservata all’epoca messianica. Si estenderà su tutto il nuovo popolo trasformando il deserto in giardini e trasformando i giardini in foreste lussureggianti. Ma in modo particolare lo Spirito Santo scenderà sul Messia- Emmanuele, cioè sul «Dio con noi», per fare di lui un re ideale in quanto servo di Jahvè e in quanto profeta destinato a portare il Lieto Messaggio agli afflitti. E non solo riposerà sul Messia, ma anche sui suoi collaboratori.

L’Angelo annuncia a Maria che questo Spirito Santo sta per venire su di lei. In tal modo all’opera dell’Incarnazione partecipa tutta la Santissima Trinità: l’Altissimo Padre, il suo Figlio divino e lo Spirito Santo. Lo Spirito che aveva aleggiato sul cosmo al principio della creazione, aleggia su Maria operando e generando. Ricca di doni, inabitata da Dio, Maria è piena di grazia. Lo Spirito Santo è sceso su di lei.

Il padre Leonzio de Grandmaison, dopo di aver commentato questa scena dell’Annunciazione, compose verso il 1886 la seguente preghiera:

«Santa Maria, madre di Dio,

conservami un cuore di fanciullo,

puro e limpido come acqua di sorgente.

Dammi un cuore semplice

che non assapori la tristezza;

un cuore magnifico nel donarsi,

tenero nella compassione;

un cuore fedele e generoso

che non dimentica alcun bene

e non tiene rancore di alcun male.

Dammi un cuore dolce e umile

che ami senza chiedere contraccambio,

felice di cancellarsi in un altro cuore

dinanzi al tuo Figlio divino;

un cuore grande e indomabile

che nessuna ingratitudine mai chiuda,

e nessuna indifferenza mai stanchi;

un cuore tormentato dalla gloria

del tuo Figlio Gesù;

ferito dal suo amore

con una ferita la cui piaga si rimargina solo in cielo».

E Santa Teresa del Bambino Gesù annotava questi pensieri:

«La Madonna ha fatto bene a conservare tutto nel suo cuore. «No, la Santa Vergine non rimarrà mai nascosta per me, perché io l’amo troppo. «Come avrei voluto essere sacerdote per predicare sulla Madonna! Mi sembra che

mi sarebbe stato sufficiente predicare una volta sola per far comprendere il mio pensiero a questo riguardo. Avrei anzitutto mostrato fino a che punto la vita della Madonna è poco conosciuta. Non occorrerebbe dire di essa cose inverosimili o che non si conoscono...

«Si sa bene che la Madonna è la regina del cielo e della terra, ma è più madre che regina e non bisognerebbe affatto credere (come spesso ho sentito dire) che a causa delle sue prerogative ella eclissi la gloria di tutti i santi, come il sole che al suo sorgere fa sparire le stelle. Mio Dio, come sarebbe strano: una madre che faccia sparire la gloria dei suoi figli! Io penso tutto il contrario; io credo che essa aumenterà di molto lo splendore degli eletti. Va bene parlare delle sue prerogative, ma non bisogna limitarsi a questo. Bisogna farla amare...

«Oh, quanto l’amo la Vergine Maria! Quando si è pregato la Madonna ed essa non ci ha ascoltato, bisogna lasciarla fare senza insistere e non tormentarsi più...

 

E la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra

Lo Spirito di Dio si librava sulle acque all’inizio del mondo come un uccello che batte le ali e svolazza sul nido dove sono i suoi piccoli o come un uccello che cova le proprie uova animandole del suo calore. Nell’ombra dello Spirito, sottolineata dal verbo «coprire», c’è l’indicazione della presenza divina, raffigurata spesso in una nube. Infatti nel Libro dell’Esodo si legge: «Allora la nube copri con la sua ombra la Tenda del convegno e la gloria di Jahvè riempì la dimora». La nube (e l’ombra che ne deriva) è un simbolo preferito della presenza di Dio tra il suo popolo, specialmente nel Tempio e nell’arca dell’alleanza. Questa misteriosa presenza che si era posata nell’arca e poi nella parte più segreta del Tempio di Gerusalemme doveva consacrare il Tempio simbolico dell’èra messianica, cioè Maria. In Maria si sta per realizzare un vivente «santo dei santi». Sertillanges scrisse in proposito queste magnifiche parole:

«Madre del Sole che sorge, Maria non conosce la notte. Da lei e da Gesù deriva una sola purezza, che sarà la primavera dell’umanità rinnovata, la dolce brezza del mondo. Il giglio non è bianco che nel fiore; Maria è bianca dalla radice del suo concepimento fino al termine della sua gloria. Con lei si metteranno a confronto tutti i biancori. L’Immacolata Concezione risponde a qualche cosa di insito nella natura umana: soddisfa il gusto dell’intatto, di ciò che rappresenta per il poeta la nube abbagliante e sfavillante, la neve immacolata, l’ermellino, il fiore dell’arancio, la farfalla di aprile, l’alba e il chiaro mattino. Oh, puro raggio di luce divenuto donna, sorriso della terra liberata in te da ogni male e restituita alle sue speranze! Quale annuncio la tua santa bellezza! Tu, o Immacolata, sei una nuvola d’incenso che si diffonde nella nostra atmosfera; sei un’onda di profumo che invade i nostri sentieri. Grazie a te, noi sappiamo già fin d’ora che cosa sia la vita degli angeli e non ignoriamo più le gioie dell’Eden. Noi impariamo dalla tua purezza originale il valore della purezza acquisita. La tua Immacolata Concezione è più che un battesimo; essa rialza e rivaluta la grazia del nostro battesimo e la mostra esaltata e traboccante».

 

Sarà chiamato Santo

«Il suo nome sarà Santo», cioè l’essenza di Gesù sarà la stessa santità. E per togliere ogni dubbio l’Angelo precisa il senso di queste parole con l’espressione: «Figlio di Dio». Il seno della Vergine sta per diventare la dimora di Dio. Il bimbo è detto Figlio di Dio, cioè un essere divino nel senso più stretto del termine: sarà Dio. L’Angelo dà alla domanda di Maria la vera e unica risposta: «Se la maternità di Maria dev’essere verginale, lo sarà perché è una maternità divina». Alla Vergine Madre non resta che un atto di obbedienza, e soprattutto di fede nella parola di Dio: «Beata colei che ha creduto». Come la storia soprannaturale del mondo inizia con l’atto di fede di Abramo, così la storia del Nuovo Testamento si inaugura nell’istante in cui Maria pronuncia il Fiat. Maria non chiede un segno come Zaccaria. L’Angelo stesso le dà un segno: la sterile Elisabetta sta per avere un figlio nella sua vecchiaia. Il miracolo di Elisabetta è un segno del miracolo che si opera in Maria. «Dinanzi a Dio nulla è impossibile», dice l’Angelo. L’espressione è una citazione dal Libro del Genesi al capitolo 18°: il passo si riferiva ad Abramo che dalla vecchia Sara avrebbe avuto un figlio. Era un indizio, una preparazione di quella futura concezione e nascita miracolosa del vero Figlio di Dio da Maria. Il testo originale dice letteralmente: «Presso Dio questa parola non resta inefficace». La parola di Dio, che l’Angelo annuncia, è una forza pienamente creatrice. L’umile risposta di Maria: «Ecco l’ancella, la serva del Signore; avvenga a me secondo la tua parola», mette l’accento su due parole opposte: serva e Signore. Dio è il vero Signore. C’è nelle parole di Maria l’umile riconoscimento della distanza tra Creatore e creatura. «Mi avvenga secondo la tua parola». Scocca l’avvenimento più importante della storia. Da parte di Maria c’è un’adesione schietta e pura alla volontà di Dio chiaramente conosciuta.

«E l’Angelo si partì da lei». Nel caso di Zaccaria, fu Zaccaria a uscire dal Tempio. Qui è l’Angelo ad andarsene. La casetta di Nazaret si è trasformata in un tempio. La segretezza di Elisabetta era solo un simbolo del grande e immenso silenzio che avrebbe fasciato il mistero di Dio nel seno della Vergine.

Bernadette descrisse così l’ultima apparizione della Madonna, il giorno dell’Annunciazione 25 marzo, in cui la Vergine le disse il suo nome:

«Essa prese un aspetto serio e parve umiliarsi, congiunse le mani e le sollevò sul cuore. Poi guardò in cielo. Separò lentamente le mani; chinandosi verso di me mi disse con un tremito nella voce: «Io sono l’Immacolata Concezione»».

Franz Werfel era un ebreo. Da giovane aveva frequentato le scuole degli Scolopi. Si era persuaso che i suoi connazionali ebrei avessero una sola missione: quella di espiare il rifiuto dei loro antenati al Messia Gesù. Il suo libro Il cantico di Bernadette risultò uno dei più venduti in America nel 1942. Werfel aveva fatto voto di scriverlo quando la Francia era stata travolta dall’esercito hitleriano; rifugiato a Lourdes aveva sognato disperatamente di sfuggire alla Gestapo e di sbarcare sulla costa americana. Ci riuscì. In ringraziamento scrisse quel libro. È la storia semplice e commovente di Bernadette a cui apparve la Madonna. Ecco la descrizione della prima apparizione:

«Bernadette alza lo sguardo alla cima del pioppo accanto a lei. La luce del giorno è plumbea. Soltanto nella grotta permane un bagliore cupo come se vi si fossero attardati gli ultimi raggi dorati del sole. In questi avanzi di luce ondeggiante c’è una Signora giovanissima, fine, delicata e gentile di aspetto. Ha un velo prezioso che ricadendo dal capo le scende ai malleoli. Un largo nastro azzurro, annodato lento proprio sotto il petto, le arriva fino ai ginocchi. ai  piedi della Signora, poste non si sa come alla radice diciascun alluce.  Ora Bernadette si sente avvolta da un senso di consolazione che non ha nome.

«La Signora nella nicchia solleva in modo lentissimo (come se volesse insegnare) la mano destra dalle dita delicate e si segna ampiamente: è un segno di croce, largo, quasi splendente, come Bernadette non l’ha mai visto fare da alcuno. Sembra che questa croce rimanga sospesa nell’aria. Nel fare la croce la Signora ai piedi della Signora, poste non si sa come alla radice di ciascun alluce. Ora Bernadette si sente avvolta da un senso di consolazione che non ha nome. «La Signora nella nicchia solleva in modo lentissimo (come se volesse insegnare) la mano destra dalle dita delicate e si segna ampiamente: è un segno di croce, largo, quasi splendente, come Bernadette non l’ha mai visto fare da alcuno. Sembra che questa croce rimanga sospesa nell’aria. Nel fare la croce la Signora mostra in viso un’espressione molto seria. «Come tutti, anche Bernadette aveva fino allora portato la mano alla fronte, al petto, con gesto impreciso, ma adesso sente la sua mano afferrata da una forza clemente che la guida, come si guida la mano a un bimbo che non sa scrivere. «La Signora annuisce e sorride, come se le fosse riuscito qualcosa di importante e di delizioso.

«Dopo quel segno di croce c’è un nuovo intervallo riempito da un incantato contemplare e amare. Bernadette vorrebbe dire qualche cosa. Mette una mano nella saccoccia e tira fuori un rosario. Non avrebbe potuto fare altro di meglio... Mostra alla Signora con viva ansia la sua misera corona di perline nere. Sembra che ella attendesse già da tempo un simile gesto. Di nuovo sorride e annuisce come se l’idea lodevole della ragazza le desse un’intima gioia.

«Anche nella sua mano destra, leggermente sollevata, si vede un rosario con grosse perle brillanti, che arriva quasi fino a terra: qualcosa di mai visto fino allora, neanche in mano di una regina. All’estremità del rosario luccica un crocifisso d’oro nella luce ondeggiante.

«Bernadette è contenta di sentire la propria voce, sebbene le sembri una voce sconosciuta: «Ave, o Maria, piena di grazia». Incomincia le prime parole dell’Ave osservando attentamente la Signora per vedere se si unisce alla preghiera. Ma le labbra della Signora restano immobili. Non tocca a lei dire il saluto dell’Angelo; controlla con dolce abbandono. A ogni Ave recitata, fa scivolare una perla tra l’indice e il pollice. Attende però sempre che sia Bernadette la prima a spostare in avanti il suo grano nero. «Solo al Gloria Patri un profondo respiro attraversa la figura della Signora e le sue labbra articolano quelle parole.

«Mai prima d’allora Bernadette ha detto così lentamente il suo rosario. I suoi occhi non si stancano di contemplare; non avverte i sassi su cui è inginocchiata; non avverte il gelo che è attorno a lei. Una calda, una felice sonnolenza l’avvolge e la fascia...

 

***

 

Si sanno poche cose sull’adolescenza di Maria. Soltanto un fatto, ma è sufficiente per indovinare tutto il resto: il voto di verginità a cui Maria accenna nel colloquio con l’Angelo.

Secondo l’ipotesi più verosimile, la Vergine al momento dell’Annunciazione era nel quindicesimo anno; una fanciulla dunque assai precoce. Aveva esplorato molto presto l’esistenza, aveva percorso le dimensioni della vita. La legge del Creatore era stata: «Crescete e moltiplicatevi!». E il primo istinto del popolo eletto (che si confondeva col suo primo e principale  dovere) era di salvarsi e di esistere come popolo,cioè di sopravvivere. La vocazione di Abramo è di avere una discendenza immensa. La sua angoscia scaturisce dal fatto che Dio sembra essersi opposto ai propri disegni lasciando sterile Sara. La donna ebrea non conosceva disonore più grande della sterilità, che per gli Ebrei era segno del disprezzo di Dio.

Conservando la verginità nel matrimonio, la Madonna si escludeva, secondo le concezioni comuni, dalla dignità di essere la madre del Messia. Un pensiero di questo genere mette in risalto il suo carattere di estrema umiltà, la sua scelta dell’ultimo posto. Se Dio la preferì fra tutte, è perché  ella non aveva fatto nulla per sollecitare tale scelta. Maria apparteneva alla casa di Davide, da cui si credeva dovesse nascere il Messia.

Forse desiderava rimanere vergine per non essere nelle condizioni di ricevere questo onore.

In Maria, che onorò le nozze di Cana, non si scorge alcun pensiero di condanna del matrimonio. Ella considerava la verginità come una consacrazione totale a Dio. Come per le primizie, gli Ebrei pensavano che il miglior uso che si potesse fare della migliore delle cose consistesse nel sacrificarla.

Una pia tradizione esprime in certo qual modo questa consacrazione di Maria al Signore: la Presentazione della Vergine al Tempio. Si suppone che Maria sia stata presentata al Tempio di Gerusalemme e che vi abbia vissuto per molto tempo al servizio dì Dio. Probabilmente, ciò non è stato possibile, dal momento che non esisteva presso il Tempio il servizio femminile, né alcun luogo abitato dalle donne. La Presentazione di Maria al Tempio non fa altro che raccontare, per mezzo di immagini, la consacrazione del cuore e del corpo di Maria a Dio. Forse tale offerta ebbe luogo in così grande segreto che nessuno dei suoi la conobbe. Non hanno alcuna importanza i luoghi e i muri: Maria nella sua intimità si trovava come all’interno di un tempio; aleggiava in lei, in quel suo desiderio di purezza, la presenza ineffabile del Signore. Era una «suora nel mondo».

 

***

 

Maria aveva fatto voto di non conoscere alcun uomo. E subito si fidanza con Giuseppe. In una società in cui la verginità non era né conosciuta né salvaguardata (nessuna istituzione la proteggeva, nessuna legge la consacrava), il voto di Maria poteva realizzarsi soltanto nel matrimonio. Il matrimonio rappresentava dunque per lei una necessità. Ma siccome questo matrimonio non poteva andar contro la sua vocazione verginale, ella era certa che lo sposo, che la sua famiglia le avrebbe designato, avrebbe compreso il suo ideale e l’avrebbe rispettato. Quest’atto di abbandono era un atto di fede in Dio.

Dovette ragionare così: «Il Signore non può contraddire se stesso. E, se mi ha suggerito la mia vocazione, ha anche disposto gli avvenimenti che la renderanno possibile. Ha ispirato a colui che incontrerò determinati sentimenti che corrisponderanno ai miei».

Giuseppe doveva avere per Maria un amore inesprimibile, calmo, chiaro come un lago, fresco come le sorgenti. Aveva senza dubbio la percezione dell’affinità di quella fanciulla con lui e anche di una superiorità immensa di lei nei suoi confronti. L’amore dell’uomo si modella su quello della donna, che è la silenziosa educatrice dello slancio virile. Maria verginizzò Giuseppe, come doveva verginizzare tanti giovani col suo sorriso, soprattutto i sacerdoti, che devono a lei se riescono a conservare in questo mondo, con facilità, il mistero della verginità virile.

«Il mistero affascinante della Vergine, — dice Novalis — ciò che la rende attraente in maniera tanto indicibile, è il presentimento della maternità, l’intuizione di un mondo futuro che riposa su di lei e che deve nascere da lei. Essa è l’immagine più esatta dell’avvenire». Giuseppe e Maria avevano rinunciato alla paternità e alla maternità; ma non sapevano quanta fecondità fosse nascosta in questo loro sacrificio; non potevano presentire l’Ineffabile, l’Incomprensibile che stava per sopraggiungere quietamente tra loro due.

La verginità non toglie nulla alla tenerezza; le conferisce, anzi, una maggiore pienezza e libertà. Bossuet scrisse questa frase stupendamente poetica: «Maria considerava Gesù Cristo come un fiore che la sua integrità aveva fatto schiudere. E in questo sentimento gli dava baci più belli di quelli di una madre: erano baci di una Madre Vergine».

 

***

 

L’Angelo del Signore venne ad annunciare a Maria che sarebbe diventata madre del Signore. Tre volte al giorno le campane ricordano quell’episodio. Con le Ave Maria dell’Angelus è una preghiera infinita, una specie di respiro che dalla terra sale verso il cielo. San Luca racconta la scena dell’Annunciazione perché l’ha raccolta dalla bocca della Madonna. È dunque lei che ha riconosciuto chi era quell’Angelo, che ha notato le sue parole. L’Angelo dapprima l’aveva salutata: «Ave! Sia gioia a te». Con che rispetto! Lo stesso rispetto Maria l’avrà più tardi in quelle annunciazioni che sono le sue apparizioni. Così con Bernadette a Lourdes.

Nessun roveto ardeva. Nessuna luce di gloria. L’Angelo le comunicava che lei era oggetto di una grazia perfetta. Che il Signore fosse con lei, Maria lo sapeva già; ma non lo sapeva ancora da parte del Signore stesso.

Elisabetta le fece comprendere più tardi che era stata benedetta tra le donne. E ciò doveva turbarla a motivo dell’idea di quella misteriosa preelezione che la collocava a parte. Provava quel sentimento di solitudine che si prova dinanzi a una straordinaria responsabilità. Era turbata, non riuscendo a capire che cosa volesse dire un simile onore. Non poteva non ricordare la promessa fatta ad Abramo, nel quale tutte le nazioni dovevano essere benedette. Ed ecco che ella pure era benedetta fra tutte le donne, e tutte le donne erano benedette in lei.

Maria presentiva qualcosa di soave e di potente.

Dio le ha ispirato di essere vergine, e Dio le chiede di diventare madre. Maria sa che il disegno di Dio si realizzerà e che il suo desiderio verrà rispettato. Perciò non dice: «Ciò non può verificarsi, dal momento che non conosco uomo». E neppure dice: «Non volevo conoscere alcun uomo, ma si compiano i disegni di Dio». Nel primo caso avrebbe disobbedito all’Angelo; nel secondo avrebbe disobbedito a se stessa. La sua parola, evitando d’impegnarsi o di sottrarsi all’impegno, fu sublime: «In che modo avverrà ciò, dal momento che non conosco uomo?».

Ella non dubita affatto che ciò avvenga, ma intuisce che si tratta di una maniera particolare. L’Angelo non ha nessuna difficoltà a rispondere al quesito. Lo fa in maniera solenne, che rievoca i primi giorni della creazione, ai confini della Terra e dell’Abisso; contemporaneamente annuncia un’altra adombrazione, che Maria riceverà più tardi, quella della Pentecoste. Sopraggiungerà lo Spirito Santo, e la potenza dell’Altissimo coprirà Maria della sua ombra, quell’ombra fecondatrice che covava le acque all’inizio del mondo e infondeva in esse delle sementi. Maria vi scorge ciò che corrispondeva al proprio voto. Ella aveva voluto rimanere pura, non «conoscere» per consacrarsi maggiormente. Le venne offerto un segno: un miracolo, diverso da quello che stava per compiersi in lei, aveva favorito la cugina Elisabetta; la sterilità di Elisabetta stava per scomparire. Venne a sapere, dunque, che un bambino nato al di fuori di ogni attesa si trovava nella famiglia di Elisabetta. E quel bambino doveva avere un legame con quello che sarebbe nato da lei; non ne sapeva di più.

L’Angelo avrebbe potuto parlare di misericordia. Preferiva invece parlare di potenza, lui che era Gabriele, l’Angelo della Forza di Dio. Maria rispose: «Che ciò mi avvenga; che ciò mi sia fatto». Gettava la propria libertà nel piano di Dio: oggi di gioia, domani di sofferenza. Sì: ecco la parola  dell’accettazione.Nello stesso istante, ciò avvenne. Ella lo seppe. Tacque. L’Angelo si allontanò. Tutto ritornò come prima. La campagna. Il cielo con qualche nube. I rumori familiari.

 

Salutò Elisabetta e il bimbo trasalì

Luca evoca una partenza rapida. Maria partì in fretta; non lo fece per cercare una conferma di quanto le era stato annunciato, ma per dire la sua gioia e recare un beneficio. La Madre di Dio era già una mediatrice di grazia. La regione montagnosa verso cui si dirigeva, è la catena dei monti di Giuda, che prolunga il massiccio di Samaria. Non si conosce con esattezza la città di Giuda, meta del viaggio. Una tradizione anteriore alle Crociate la situa nel villaggio attuale di Ain-Karim, l’antica Carem di cui parla la Bibbia greca dei Settanta: a sette chilometri circa a ovest di Gerusalemme. I pellegrini vi veneravano un santuario della Visitazione. Per chi veniva da Nazaret, era un viaggio di quattro giorni. Maria entrò nella casa di Zaccaria e salutò Elisabetta. Elisabetta è figura di Israele: anziana, di famiglia sacerdotale, madre del precursore. Maria è figura della Chiesa: giovane, vergine, madre del Messia. Il saluto di Maria rivela la presenza di Dio a colei che egli onorava. Quando Elisabetta udì il saluto di Maria, il bambino balzò nel suo seno ed Elisabetta fu ripiena di Spirito Santo. Il bimbo sobbalzò sotto l’azione di una grazia divina. L’Angelo aveva detto del bimbo: «Sarà pieno di Spirito Santo fin dal seno di sua madre». La presenza del Verbo Incarnato lo santificava. Dopo di lui Elisabetta fu ripiena di Spirito Santo e manifestò subito ciò che provava, non solo con parole ispirate, ma anche con il tono con cui le pronunciò. Parlò ad alta voce, cosa che mostrava già la veemenza del soffio divino che la pervadeva e disse: «Benedetta tu fra le donne e benedetto è il frutto del seno tuo». Ripeteva in due formule parallele la benedizione con cui l’angelo Gabriele aveva salutato Maria. Esaltava Maria mettendola al di sopra di tutte le figlie degli uomini. E mostrava di conoscere che Maria era la madre del Messia: al figlio di Maria dà l’appellativo di Signore, che gli attribuiva uno dei Salmi messianici più conosciuti. «Come avviene che la madre del mio Signore venga da me?». Capisce che in Maria si è compiuto un mistero; ne ha avuto il segno: «Infatti, appena il tuo saluto mi è giunto agli orecchi, il bambino nel mio seno è balzato di gioia». Tra il sobbalzare di Giovanni e la maternità di Maria c’è una relazione. È un sobbalzare di gioia; meglio ancora delle colline (di cui il salmista aveva cantato la gioia davanti all’Eterno) un’anima umana è capace di esultare nello Spirito che la fa vibrare. Elisabetta aggiunge, come conclusione, una beatitudine: «Beata colei che ha creduto nel compimento di ciò che le è stato detto da parte del Signore». La Volgata Clementina sottolinea l’applicazione, dicendo: «Te beata che hai creduto». Il senso evidentemente è lo stesso. In tutti e due i testi, il motivo per cui Maria è dichiarata beata è la fede. La fede è richiesta come adesione alla parola di Dio, che chiama, che crea, che benefica, che dona. «La più bella parola che si possa dire a Dio è sì», scrisse un santo. Maria e non Elisabetta canta il Magnificat. Il Magnificat costituisce un riassunto del suo pensiero, la modulazione della sua anima. È un canto meraviglioso per la sua limpida innocenza. Maria utilizza in sé il dono poetico, quasi allo stato puro. Il pittore Corot diceva di una tela che aveva dipinto in fretta: «Quanto vi ho impiegato? Cinque minuti e tutta la vita». Il Magnificat, ugualmente, sarà potuto durare otto o nove respiri, ma raccontava tutta un’esistenza. Maria offre, con qualche colpo d’ala, la sua filosofia della storia. La sintetizza in questa formula: Dio abbassa i potenti ed esalta gli umili. È la storia di Dio nel mondo, ma è anche la storia di Maria in Dio. Canto di n’anima familiarizzata con i testi biblici, il Magnificat mostra la freschezza di un’improvvisazione: dall’anima di Maria, così silenziosa e contemplativa, erompe un salmo di gioia.

 

***

 

La prima strofa fa cerchio attorno a Maria: «L‘anima mia glorifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio mio Salvatore». L’ancella loda il Signore; la grandezza di Dio contrasta con l’indigenza della creatura. La lode di Dio è il respiro dell’anima di Maria. Colui che ha posato lo sguardo su di lei, cioè (secondo una formula biblica) Colui che s’è mostrato benefico con lei, è il Signore, l’Essere supremo; davanti a lui bisogna prostrarsi nell’atto di adorazione. Ma è anche il Salvatore di colei che ha scelto: egli ha manifestato la sua bontà non meno della sua potenza. Vuole soprattutto essere amato. Con un canto di gioiosa riconoscenza Maria glorifica Dio.

«La mia anima, il mio spirito»: queste due espressioni hanno forse qui il significato preciso che hanno talvolta in San Paolo? Indicano forse: l’anima, il principio delle emozioni sensibili; lo spirito, l’elemento propriamente spirituale? Sembrano piuttosto dei sinonimi; c’è parallelismo nei due versetti, e il secondo riprende l’idea del primo. La mia anima, il mio spirito, ossia tutto il mio essere esulta lodando Colui che ha chinato il suo sguardo sull’umiltà della sua ancella. Dio è la salvezza: il nome del bimbo sarà Gesù, che vuol dire «Dio Salvatore». Dunque, lo spirito di Maria esulta nel suo Gesù. «Ecco che ormai tutte le generazioni mi chiameranno beata». Ripeteranno, cioè, il saluto di Elisabetta. Glorificheranno Maria nel Bambino che nascerà da lei per opera dello Spirito Santo. La loderanno per essere stata Madre di Dio. L’umile Vergine riferisce la lode unicamente al Signore, di cui si è dichiarata ancella.

Seconda strofa: Maria dilata il cerchio della sua preghiera; dilata lo sguardo verso l’umanità: «E la sua misericordia di generazione in generazione su coloro che lo temono». Anche se chiamati a divenire figli del Padre che è nei cieli, gli uomini rimangono servi di Dio. Egli solo è il Signore. Ma alla riverenza filiale della creatura risponde sempre la misericordia del Creatore; la misericordia previene ogni passo dell’uomo verso Dio. E la misericordia è eterna. «Ha mostrato la forza del suo braccio». Ha compiuto la sua opera da solo, senza l’aiuto di alcuno. Nell’incarnazione, che è lo spartiacque della storia, lo Spirito Santo sembra far intravedere a Maria le provvidenziali preparazioni del passato e le trasformazioni che si annunciano nel futuro. L’Onnipotente ha disperso gli orgogliosi; ha sconcertato i piani di coloro che si compiacciono di se stessi e giudicano dal punto di vista umano le opere divine. Il superbo è il vero nemico di Dio. Dio scompiglia la corta sapienza di chi è superbo. Alle potenze usurpatrici del mondo, Dio oppone il regno liberatore del suo Cristo: rovescia i potenti dai loro troni. Il trono di Davide va al figlio della sua umile ancella.

Il Magnificat è il canto che esalta i poveri. La povertà è recettiva e dispone l’anima ad aprirsi a Dio. C’è un parallelo tra l’inno di vittoria (nella Lettera ai Filippesi) di Cristo, che diventa povero assumendo la condizione di schiavo e si trova glorificato «da ogni lingua», e il Magnificat, in cui la Vergine canta la sua povertà di schiava davanti a Dio e dice che tutte le generazioni la chiameranno beata.

«Ha ricolmato di beni gli affamati, e ha rimandato i ricchi a mani vuote». Ha esaudito i primi e deluso i secondi. Ha accolto quelli che si sentivano indigenti, e respinto quelli che si credevano soddisfatti, lasciando loro le ricchezze terrene, di cui pretendevano valersi come di un diritto, ma che non valgono niente davanti a lui. Ha veramente agito con sovrana indipendenza.

Terza strofa: Maria volge lo sguardo a Israele, al popolo di Dio, alla Chiesa: «E si è preso cura di Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia, come aveva promesso ai nostri padri, in favore di Abramo e dei suoi discendenti, per sempre». Dio s’è mostrato fedele non meno che potente. Ha mantenuto le promesse fatte un tempo ai patriarchi. E compiendo l’opera dell’Incarnazione, ha dato prova della sua misericordia verso Abramo e verso i suoi discendenti (l’Israele secondo la carne e l’Israele secondo lo spirito, cioè la Chiesa). Abramo ricevette le promesse in ricompensa della sua fede; suoi discendenti sono tutti coloro che, di generazione in generazione, entreranno nella grande famiglia dei credenti.

Il Magnificat è il canto dell’Incarnazione.

Il cuore di Maria è un cuore che canta la lode di Dio.

La Vergine riesce ad abbozzare, nel suo Cantico, una storia universale. Ella offre, con qualche colpo d’ala, la sua filosofia della storia. È la storia di Dio nel mondo. Ma è anche la storia di Maria in Dio. La sintetizza in questa formula: Dio abbassa i potenti ed esalta gli umili.

Il Magnificat contiene una profezia. La Vergine del Magnificat proclama: ecco che tutte le generazioni mi chiameranno beata. Ella, che amava tanto non apparire, annuncia, con la massima tranquillità, che le generazioni future sino alla fine della storia si sarebbero levate, come lo Sposo e i Figli della Donna forte, a chiamarla beata. E ciò non a motivo della sua grandezza e delle sue glorie, ma a causa della sua bassezza; non è la pienezza del dono che le viene fatto a giustificare la sua beatitudine, ma il vuoto grazie al quale ha reso possibile questa pienezza. Lo dice con tutta semplicità: il suo trionfo è proporzionale alla sua umiltà. Dice semplicemente che è umile e che Dio ha operato in lei cose grandiose. Tale semplicità nel riconoscere ciò che si è, è rara. Teresa del Bambino Gesù, con quella sua gioiosa libertà di spirito che era una caratteristica di Santa Gertrude nell’ordine benedettino, ebbe delle parole che possono aiutare a comprendere quelle del Magnificat, quando vedeva il suo cielo futuro e parlava con tono di grande fiducia di ciò che vi avrebbe fatto.

 

 


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